Il guardiano del faro

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Nei giorni come questi, di profonda tempesta e alta marea, mi piace riposare. Non che solitamente non mi piaccia, ma credo sia lecito trattenersi di più sotto le coperte quando fuori imperversa il temporale. O forse la realtà è un’altra, e mi piace molto meno. Non ho bisogno di uscire per vivermi questa tempesta, me la porto dentro.
Sento l’acqua arrampicarsi addosso alle mie gambe, solleticarmi i fianchi, sussurrarmi qualcosa alle orecchie, inghiottirmi. La sento riempirmi i vuoti tra gli organi, la pelle sotto la pelle, i polmoni, le cavità. Poi salto sul letto, e scopro che era un sogno, scopro che era un incubo. Finiscono così, con un sospiro.
Cerco di calmarmi. Non piove qui, non sul serio. Devo capire che è solo una sensazione, convincermene. Crederci. Qualcuno mi dice di stare tranquillo, è acqua finta, lucida, ma non può uccidermi. Può solo bagnare. Qualcun’altro mi dice di muovermi, mettermi in piedi, reagire. Altri ancora mi consigliano di vivermi questo dolore, farmi attraversare e lasciarlo imperversare. Qualcuno urla, qualcuno mi guarda in quel modo esatto con cui si guardano gli amici. E respiro. Ecco. Respiro, piano, ma lo faccio.
Tu sei qui, e li conti i miei respiri, perche temi che ne dimentichi qualcuno. Lo fai senza pesarmi, senza giudizio, senza parole. Conti a mente. E come smetto di respirare mi dici: Respira. Come mi abbatto mi dici: Respira. La tua voce è atona, il tuo viso inespressivo, dici solo: Respira. E mi tieni la mano. Tu lo sai che è un momento. Tu ne sei certa. E i momenti sono fatti per passare. I momenti passano sempre.
Non è affatto facile. Non lo nascondo, non faccio l’eroe. Non è facile perché i nodi di una vita sembra si siano dati appuntamento nel mio petto. Tutti qui, tutti adesso. Un groviglio. Scioglierli, però, non è questione di capacità, so di saperlo fare. Lo faccio da anni. Uno dopo l’altro, nell’ordine giusto. Ora è solo questione di tempo. E nemmeno tanto.
Per questo sono felice. Mi aggrappo a questa felicità. Perché dopo tanto patire respiro ancora e mi sento prossimo alla serenità. Il suo sole già mi scalda. Qualche raggio mi intiepidisce il viso, mi sfiora gli occhi. È fatta.
Smetto di respirare un attimo. Respira, mi dici subito. E poi aggiungi: Sei un faro per molte persone che ti amano, non lo vedi? Sinceramente non lo vedo, ma mi dispiace contraddirti. Dico: Sarà. E tu ti arrabbi, a te la cosa sembra proprio così. Io sono un faro per le persone che mi amano. E mentre mi scuoti a parole e con le mani, mi attraversa un pensiero esatto. Un faro non ha stagioni, serve sempre, non è come un ombrello, o una giacca, o un costume da bagno. Un faro è lì a prescindere dal contesto e dal tempo. Fa solo luce. È indispensabile anche se non indica niente di preciso, nessuna direzione. E il fatto che sia punto di riferimento per molti, non vuol dire che ne abbia uno – io non l’ho avuto, purtroppo. Così, mentre mi chiedo com’è possibile che un faro non capisca più cosa indicare, e come possa opporsi col timore di crollare a una tempesta violentissima, tu mi rispondi. Senza che io abbia posto nessuna domanda. E lo fai con una semplicità che commuove. Mi dici: Io sono il guardiano del faro. Capita anche ai fari di andare in panne. Adesso ci penso io a te, ti controllo in attesa che passi tutto.
Resto in silenzio. Forse piango. L’unica certezza di oggi è che senza te sarebbe altro.
Così mi alzo in piedi e mi guardo intorno. Vedo fili, fili forti, fili larghi, e sento qualcuno che mi chiama. Vedo mio padre, che manca, e che ha sempre il silenzio giusto da dire, quando è atteso. Vedo qualche viso amico, e vedo persino me stesso. E qualcosa che ha sempre un nome bello, e non è mai sbagliato, semmai soltanto differente da noi. Nonostante tutto, nonostante mi rotolino le parole nella testa, e il cuore sembri fermo, non ho dimenticato come si fa ad amare qualunque cosa.
Dopo una tempesta di queste proporzioni, muoversi naturalmente è la vittoria più grande.

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6 pensieri su “Il guardiano del faro

  1. K. Gibran diceva…“Mi sento come un campo seminato nel cuore dell’inverno, e so che primavera sta arrivando. I miei ruscelli prenderanno a scorrere e la piccola vita che dorme in me salirà in superficie al primo richiamo.” Buona Pimavera!

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  2. Un faro sembra condannato all’immobilità, eppure la terra su cui è fermo si muove su se stessa e si muove intorno al sole. È allora così immutabile la sua vita? Non credo. Il suo percorso nell’universo sarà invece complesso, articolato, al pari di quelli delle altre cose. Eventuali meteoriti, esplosioni stellari e buchi neri lo renderanno per di più imprevedibile. Agli occhi dell’immensità, il suo percorso apparirà senza senso. Sarà allora che quel percorso, quel suo viaggio nell’universo, potrà allora acquistare un nuovo e più importante significato: quello che deciderà lui.

    Ben trovato.

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    • Belle parole. Grazie. Ci sono momenti in cui è più facile spegnersi, in cui è davvero troppo impegnativo continuare ad indicare la direzione per gli altri. C’è bisogno di scoprire cosa conta davvero per noi. E allora i fari hanno bisogno di un faro, che purtroppo però non sempre è presente, è sensato, è consapevole. Forse è una sciocchezza, ma l’augurio che farei, oggi, a trentatré anni, a tutte le persone che amo davvero è proprio quello con cui hai concluso tu.
      “Ti auguro di decidere per te”. Grazie ancora.

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