Sono sempre in ritardo

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Sono sempre in ritardo.
Anche adesso, per dire. Invece di scrivere questo post dovrei prepararmi per mille altre cose. E invece, come sempre, per iniziare a fare qualcosa aspetto il tempo esatto per essere in ritardo su quella successiva. Non credo sia una colpa, è più un modo di essere.
È come se riuscissi a rendere davvero, a muovermi, a reagire, solo quando sento la pressione dell’evento che verrà. Sterzo un attimo prima del muro, continuamente. Accelero, a testa bassa, e quando tutti dicono Ecco, si schianta, urlano È morto, è morto, o si mettono la mano davanti la bocca aperta, cambio direzione ed evito l’impatto. È così da una vita. Mi sono abituato a questo modo, ho scoperto che mi appartiene. Sono figlio del tempo stretto, quello che toglie il fiato, e sono a mio agio molto di più col fiatone che sdraiato su un divano a rimembrare. E sono in ritardo, sempre, comunque, continuamente.
Inizio qualcosa con calma – una calma finta, violenta, intenzionale – per poi concludere in ritardo, fuoritempo, senza margini. Sempre sul gong. Riesco a fare davvero solo sul confine delle scadenze, delle impellenze, delle necessità. E ballo sull’impossibilità. Da fuori a qualcuno sembra quasi che mi diverta, che mi piaccia rischiare di non farcela per un pelo, in un gioco di stress e tensioni che alimenta adrenalina, assicura intensità. Forse è questo, forse ho solo bisogno di intensità. È il mio habitat. È il liquido amniotico nel quale ho preso vita, e solo così mi sento vivere. Solo ad una certa frequenza, solo in un preciso e continuo scambio di informazioni tra me stesso e il resto.
In passato era così, ma era diverso. In passato ho confuso questo modo di essere e di fare, in un momento nel quale la frenesia totale e la bulimia emotiva mi avevano azzerato. Facevo facevo facevo per non fermarmi a pensare, per non crollare di schianto. I ricordi e i lutti pesano più della gravità. È il teorema della trottola. Se smetti di girare, cadi. Se cadi, non sei più tu. Una trottola poggiata su un tavolo è qualcosa di inespresso, una potenzialità sprecata, un nome intraducibile di una lingua sconosciuta. E allora giravo giravo giravo.
Oggi è diverso. Ce ne ho messo di tempo per capire che non ero una trottola, oggi giro con eleganza. Giro quando serve. Se mi rilasso, innanzitutto ci riesco. E poi non sento di cadere, di fermarmi, di crollare. Ho tempi di produzione e tempi di elaborazione. Sono più umano. Ecco. Forse è questo.
Eppure, nonostante ciò, sono in ritardo. Non so spiegarlo meglio. Sono in ritardo dentro, sono in ritardo comunque. Quando ho fame, devo ancora preparare tutto. Quando devo dormire, stento a trovare il sonno. Quando c’è qualcuno che mi aspetta ad un appuntamento, mi sto ancora infilando le scarpe. Quando devo consegnare un romanzo, mi perdo in congetture per non avvertirlo mai davvero finito. Sono così. Anche coi sentimenti. Anche con le persone. Provo in ritardo tutto quanto. La rabbia rispetto al litigio, l’orgoglio rispetto all’ingiustizia, il piacere rispetto alla piacevole compagnia, la nostalgia rispetto alla bellezza, il dolore rispetto al distacco.
Provo tutto dopo. Lo rincorro. Ho un fuso orario tutto mio. Ed è un casino. Ora dovrei dimenticare, ad esempio, rimuovere, quantomeno accantonare, per riprendere a vivere. E continuo a pensare e ripensare. E quando sarà tempo di vivere a pieno magari starò ancora qui a leccarmi le ferite.
Tu mi guardi fissa con quegli occhi accesi. Stai zitta per un po’, sembri altrove. O sono io che non sono qui, devo ancora arrivare. Poi mi dici Come fai? Come fai a rincorrere tutto sempre? E si vede che ti sembra folle, di una follia bella però, che hai imparato a conoscere e di cui mastichi il sapore agrodolce. Come fai? Lo chiedi con un certo turbamento, con la bocca a punta e un’espressione seria. Ma lasci passare anche altro dai tuoi occhi, e mi sembra amore.
Io non so rispondere. Vorrei tanto. Magari sapessi risponderti. Forse sarebbe l’inizio di altro. Invece sto già pensando a quel che devo fare tra poco. Così ti abbraccio, ti bacio, e ti saluto. Tu sorridi. Io sono in ritardo.

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