Le cose che nascono (tipo le storie d’amore)

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Ho sempre avuto una difficoltà enorme nel rintracciare gli inizi delle cose. In ogni ambito. In ogni circostanza. Quando mi accorgo di viverle ci sto già dentro con tutte le scarpe. Ho già preso decisioni. Ho confermato idee, impressioni, parole. Insomma, mi ritrovo immerso in qualcosa e non ricordo il momento in cui ero a pelo d’acqua, in cui la scelta di immergermi era ancora un’eventualità scartabile.

Mi capita con tutto. Con le storie d’amore, con le relazioni, con le persone, con le attività, con le passioni, con le casualità della vita. Quando le sto vivendo già da un po’, mi fermo un istante e mi chiedo puntualmente quand’è che è cominciato tutto. Non c’è una volta, una sola, maledizione, che mi torni in mente quell’attimo, il primo, in cui le cose ancora non sono ma stanno per essere. Un istante primordiale che contiene tutti i futuri possibili e che in qualche modo imbocca una strada, un’evoluzione, trascurando le altre. Cosa c’è in quell’istante lì di così grande da sfuggire alla mia comprensione, alla mia memoria?

Non lo so. Francamente non lo so. So che le cose me le ritrovo addosso, attorno, sotto, sopra, e non so com’è successo. Magari ne sono felice, magari diventano persino un grosso problema, ma quand’è che hanno iniziato ad esistere per me non lo ricordo mai. Tento coraggiose scalate di ricordi, improvviso domande scomode, cerco appigli nelle memorie degli altri. Niente. Vivo il frutto di un seme che non ricordo di aver piantato. Nel bene e nel male.

E non è soltanto e sempre una questione di tempo. Non mi interessa rintracciare solo il quando, il momento stretto, quelle cose lì. Mi scervello anche sul come. Come è possibile che mi ritrovi dentro cose che non ricordo di aver scelto? Dove siamo noi quando capitano le cose che ci cambiano la vita?

Ecco, questo mi affascina e mi turba. Se non sono io, chi è che decide per me che qualcosa sia degno di iniziare o meno? Che sia importante? Che sia necessario? Cosa accade sottopelle, o tra le sinapsi, o in mezzo alle pupille? Solo sensazioni? Solo istinto? Solo impressioni? O forse c’è un meccanismo che ci sfugge, fatto di milioni di parole non dette, sguardi non colti, carezze non fatte, baci appassiti sulle labbra, che si nutre di quello che invece riesce a percepire, di quello che riesce a catturare?

Magari è così. Ho tirato a indovinare e ho fatto centro. Chissà. È che vorrei impadronirmi di quel meccanismo lì, comprenderlo, diventarne esperto, così da capire da solo cosa succede intorno, cosa sta cominciando, cosa non voglio che cominci. Tirare giù i ponti levatoi, o affamare i coccodrilli.

La sacrosanta verità, quella vera e scevra da ipocrisie, è che non mi do pace, non trovo quiete, perché non so come mi sei capitata. E vorrei capirlo, vorrei averlo scelto, vorrei aver lottato per te contro draghi e mostri marini. Essermi meritato questa bellezza, questa realtà, questo sorriso che fai come se fosse niente, come se fosse roba che possa far chiunque. Vorrei ricordare quando non c’eri, per ricordare quando sei iniziata. E invece non lo ricordo, mi sembra che tu sia qui da sempre. E vorrei ricordare come è successo, per dire a me stesso che ho valutato tutto quanto e scelto, consapevole delle conseguenze. Invece mi sei capitata. Semplicemente. Come capitano le gioie vere. E oggi, che mi fermo a chiedermi quando è cominciato tutto e come, ci sono già dentro. Già sei tutto. E la risposta a queste domande sarebbe importante e forse superflua al tempo stesso. Sarebbe il cavillo che spiega, ma che in fondo poi rende tutto troppo razionale. E non occorre.

Qualcuno mi dice: che t’importa, goditelo. Altri mi dicono: capita, è fortuna. Altri ancora: occhio a non buttare via tutto. Io vorrei soltanto essere capace di dire a tutti cosa sento, certe volte, quando ti tengo la mano. O quando ti sento respirare nel sonno.

Invece riesco a dire soltanto che, per la prima volta nella mia vita, ricordare l’origine o lo sviluppo di qualcosa non mi interessa così tanto, mi sembra secondario rispetto al presente. Un presente regale, soffice, impegnativo, compiuto, che è qui, che è iniziato veramente – non importa quando, non importa come – e ha su i nostri nomi.

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