La solitudine dell’attesa

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Lei ogni tanto ti cerca, questo è vero. Ti manda uno di quei messaggini sterili, sempre molto simili, che dicono molto per te che vuoi vederci molto, ma in realtà sono solo cordiali, talvolta nemmeno quello.

Lei ti cerca quando può, probabilmente quando vuole, sicuramente quando ha vuoti di vita che non sa come colmare. Quando ha problemi, quando ha bisogno di due orecchie e un cuore e un cervello, oltre che di un corpo, di un maschio, di un oggetto del desiderio. Dice qualche parola, che rotola fuori dalla sua bocca quasi per sbaglio, e tu ti affanni, corri, rincorri, fai cose che non pensavi di saper fare, ti adoperi come ci si adopera per chi ci dona la vita. Ti aggrappi agli aggettivi, ai punti esclamativi, alle sillabe. E non dormi la notte per una parola, o ti lasci inquietare da una preposizione. Eppure lei – ed è un fatto, – non si fa vedere quasi mai, non ti dona nulla, eccetto qualche carattere su uno schermo lucido, forse qualche sorriso, un rarissimo abbraccio. Ma tu ti perdi, quando c’è di mezzo lei non capisci più molto. Dimentichi le cose, le persone, gli appuntamenti. Ti smarrisci. Sei una scheggia impazzita. Prendi quelle briciole che lei ti dà e cerchi inutilmente di saziarti. Dici che ti senti vivo, in realtà sei solo parte di un flusso di scambi emotivi che ti fa sentire vivo ma che in realtà non esiste. Basterebbe poca esperienza di vero amore, di vera condivisione, per capire che in tutto questo di amore c’è ben poco. E te lo urliamo in tanti, ma tu non ci ascolti. Ed è normale. Ci sta. Ognuno sbaglia col suo petto. La questione è che tu stai rischiando troppo. Per una serie di ragioni di cui non ho voglia di parlare. Mi limito a dire che c’è un tempo per tutto, e che andare fuori tempo, diventare asincroni e incontrollabili, ci scolla dalla realtà, ci rende protagonisti del niente, vittime del tutto. E i danni, poi, si pagano con gli interessi. Nei sentimenti c’è una sorta di Taeg, quel furto che mettono sugli acquisti a rate. Alla fine paghi molto di più di quel che avresti dovuto, del valore VERO di quel che acquisti. Funziona così anche in amore, almeno in certi tipi di amore. Se sbagli investimento, paghi rate per tutta la vita.

E poi, diciamola tutta, ammettere che abbiamo ragione, che abbiamo tutti ragione, ammetterlo dentro di te, significherebbe smettere. Smettere tutta una serie di cose che hanno caratterizzato i momenti belli dei tuoi ultimi anni. E non tutti sono pronti a smettere. Perchè molti confondono lo smettere col rinnegare, e le cose belle non si rinnegano mai. Ma non è così, smettere è il motore del cambiamento. Solo che fino a che non smetti non lo capisci. Ecco la fregatura. E non capirlo non è una colpa, ma le conseguenze le paghi tu lo stesso. Però lo so, amico mio, non ti sembra proprio possibile, attuabile, sostenibile, quello che diciamo tutti. Per te è una montagna che ti proponi continuamente di scalare ma che sai di non riuscire a fare. La predisposizione al cambiamento passa attraverso crisi che non tutti sanno sostenere e vedere, sono momenti. E la speranza è che giunga presto il momento della chiarezza, della lucidità.

E poi, siamo obiettivi, cosa può accadere? Mettiamoci tutto l’ottimismo possibile. Cosa può accadere? Che all’improvviso si ravveda, venga da te, e vi sposiate, mettiate al mondo altre vite, viviate felici e contenti? Io non so come dirlo, sarà che ci sono passato e che forse certe parole e certi silenzi mi hanno marchiato a fuoco, ma le persone non cambiano da sole, non cambiano così, non hanno questi margini che attribuiamo loro. La grande maggioranza delle persone sono fotografie, magari bellissime, ben esposte e a fuoco, ma tutte lì, proprio lì davanti a te, come le vedi, niente più. E poi ce ne sono altre che sono carrellate di vita, slideshow, e ti stupiscono continuamente. Queste devi affollare. Queste devi tenere. Queste qui.

Sono preoccupato, non lo nego. Perché ti conosco e so che non arrivi mai allo scontro diretto nelle cose. Non sei una persona affilata, e intorno se ne approfittano alla grande. Ma ti dico, con l’affetto che sai, che da certe cose si può uscire solo con un vaffanculo. Non esistono giardini incantati, o favole, o magie, o miracoli, certe volte. E se quella parola non sai o non vuoi dirla, diventi schiavo – di una persona, di una dinamica, di una situazione, di un ruolo. Non ci sono altre vie d’uscita.

Quello che mi preoccupa è la tua percezione alterata di questo rapporto, anzi di questa conoscenza. Il rapporto è in atto sempre tra due persone, mentre in questo caso, dall’altra parte, c’è soltanto una presenza aleatoria, che ogni tanto si rivela senza regole – neppure di educazione, o di rispetto. Ti avvinghi a un passato che non esiste. A un benessere comune, di coppia, di amanti, che non ha avuto lo spessore e la consistenza per essere un precedente, per avere dignità di storia e avvelenarti così il presente. E poi la conosci. La conosci bene. Sai che importanza dà a certi gesti, a certe cose, e sai la facilità con cui si circonda di compagnie estemporanee. Insomma, sai che non merita tutto questo amore, questo tempo, questa vita, che le doni con una puntualità che disapprovo e che intenerisce. Ma soprattutto, quel che colpisce, è l’attesa nella quale vivi. L’attesa di un messaggio, di una telefonata, di mezzora insieme per la quale magari ti fai anche un’ora di viaggio. E in quest’attesa, ruvida, fondamentalmente sei solo. Anche in mezzo a noi, sei solo. Sembra quasi che tu voglia esserlo, voglia rigirarti nella solitudine di un’attesa inutile. Perché privi le cose della possibilità di accadere. Eviti situazioni alternative, raggiri il presente, fingi esigenze che non hai, appari più sofisticato di quel che sei realmente. In sostanza, applichi a questo contesto e a questa persona un riguardo che veramente non merita.

Il mio consiglio già lo sai. Il mio augurio è di conoscerlo l’amore, quello vero, che ti ridisegna le linee delle mani, che ti spariglia gli occhi, ti toglie il respiro, ti annega ogni dubbio. Poi, in un istante, tutte queste parole, tutte le parole del mondo, non serviranno più.

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