Un’impressione.

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Dici Permesso, e ti scosti da un lato per passare. Faccio altrettanto, senza vederti, senza che nulla di te mi raggiunga, eccetto un profumo aspro, invadente.

Rispondo Prego, mi volto e ti vedo sfilarmi accanto, prima in punta di piedi, poi con una camminata composta. Hai addosso un pantalone di cotone nero, aderente, e una camicetta bianca che ti accarezza le spalle. Probabilmente da qualche parte hai anche una giacchetta, che hai tolto per questo caldo inatteso. La prima impressione che ho è che il tuo corpo non ti appartenga. Lo maneggi con approssimazione, come qualcosa che eccede. Lo tolleri come involucro scomodo di qualcos’altro.
Da dove ti vedo io sei bella. Eppure mi chiedo come appari a te stessa. Qualcosa c’è che stona. Stridi. Hai il passo incerto di chi si sente fuoriluogo. L’andatura singhiozzante delle persone sole. O forse sono solo i tacchi, troppo alti.
Sei con due colleghi, ben vestiti e lucidi, che ti aspettano in fondo al corridoio. Tu arrivi alla porta, ti volti, e finalmente ti vedo il viso. È colmo di trucco. Fondotinta, rimmel, sopracciglia disegnate, palpebre accese, rossetto vistoso. Sembri una bambina che ha giocato coi trucchi. Mi chiedo quando ti rifarai il seno, o aumenterai le labbra, o tirerai le rughe. Quando, non se.
E provo tenerezza, o forse solo curiosità, per quel volto che ti è parso così inadeguato da ridefinirlo. E per tutto quel che deve esserci dietro. Non ti piaci, è evidente dal modo in cui maltratti il tuo sguardo, i tuoi zigomi, la tua pelle, nella speranza di confondere la spiacevolezza con la novità. Eppure basterebbe togliere tutto. Liberare quel sorriso sommerso.
Ti immagino in quella situazione, probabilmente di lavoro, coi bagagli di dentro che sono troppo pesanti persino per quella borsa firmata, enorme, che hai comprato in saldo. Ti immagino a disagio, in una vita che non ti appaga, che ti costringe a frenesie che non ti appartenevano, a contatti e non più legami, a regole che non condividi. Ti immagino in una vita improvvisata, da cui non scendi – sapresti farlo? – per paura di cadere, ti immagino in una vita finta come i colori del tuo viso, la tua altezza, la tua camminata, il tuo profumo.
Mi sembri la protagonista di un qualche romanzo che ho letto anni fa e che non mi torna in mente.
Eccoti che torni. Chiedi Permesso, e ti avvicini al posto che hai lasciato il tempo di un sospiro.
Potrei parlarti. Ma le mie sono state solo piccole impressioni.

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