La sabbia, il mare e la prossima volta

Tiro su da ore castelli di sabbia.

Faccio spessore con le mani,

Aumento i bastioni, rinforzo le mura

Instancabilmente.

E, ogni volta, mia figlia apre la bocca,

labbra a cerchio,

puro stupore, forse paura,

quando tutto viene giù,

senza ostilità.

Poi mi guarda, mi dice ancora,

e io riprendo a scavare fossati

e a tirar su mura impenetrabili.

 

Ho tolto i libri dal comodino,

serviva spazio per biberon e salviettine.

E poi stavano ammuffendo.

Incompleti, da anni, dei miei occhi.

Stavano diventando altro.

Perché sono altro io da quando,

In un remoto passato, li cominciai.

Succede così, con le parole,

invecchiano, con noi, sempre,

e se le trascuriamo

evaporano.

Succede così, con le parole,

mattoni abbandonati al sole,

che non smettono di avere portata,

che non smettono di essere spazio.

 

Stavolta no, non cade.

Te lo leggo negli occhi.

Stavolta no.

E invece il mare

appiana la nostra roccaforte

Con dolcezza. Senza patemi.

Spalanchi la bocca,

leggo meraviglia,

funziona così alla tua età.

Papà, ancora.

Funziona così.

È sempre la successiva la volta buona.

Poi passa.

 

Io ho smesso di innalzare fortezze.

Persino la sera, prima di dormire,

quando mi veniva naturale costruire,

costruirmi.

Il mio habitat naturale.

Quando il giorno passato

È soprattutto vitalità che cerca riposo.

Appagamento, soddisfazione.

Quando le parole mi fanno il solletico

Sotto le coperte,

e vorrebbero mi alzassi,

scrivessi, leggessi.

Come si fa?

 

Sono sincero.

Mi manca molto più leggere, adesso.

Ho bisogno di strade battute, destinazioni.

Di credere che sia la prossima la volta buona.

È che sembra sabbia la lettura, che passa via,

E invece, poi, piano, dentro, diventa fondamenta.

Devo restituirmi. Devo ridarmi alla luce.

Nonostante il mare.

E, mentre mi chiedo come si può,

come si fa, in concreto, tutto questo,

– ergersi, fiero, sapendo che c’è un tempo

entro cui si sta in piedi, poi più, –

mi rispondi con un gesto:

poggi una mano sulla mia,

che assesta l’ennesimo futile muro.

Sorridi, dici ancora.

 

…con la convinzione infaticabile,

col perenne stupore

che mi stai insegnando tu.

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