Nonostante tutto

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Nonostante tutto sono felice.

Tu mi guardi. Sei disturbata da quel che ho appena detto. Mi chiedi: nonostante tutto cosa?

E io vorrei risponderti un sacco di cose. Vorrei farti elenchi interminabili. Ma tu dici sempre che non mi accontento mai. E che per essere felici abbiamo tutto. Abbiamo già tutto. E io lo so. È vero. Sono felice, infatti. L’ho detto. L’ho appena detto. Eppure hai quell’aria che indossi sempre quando qualcosa ti urtica il cuore. Non ho detto che sto male, non ho detto che sono triste. Ho detto che sono felice. Di una felicità totale e totalizzante, e in questo, in questa sensazione così compiuta, ci sei di mezzo te. Restiamo zitti, io non so che dire, tu non vuoi dirlo.

E allora sono felice, nonostante qualcuno urli appena fuori dalla mia porta parole cattive, che non capisco e non voglio capire, che mi fanno male e che non sono necessarie. Sono felice, nonostante la polvere che invade la mia casa non appena dischiudo le finestre. Nonostante il mare, che ogni inverno dimentico e ogni estate riscopro, come se fosse la prima volta. Sono felice nonostante i vecchi muri traballino, e sembra sempre stiano per venirsene giù. E nonostante le pareti siano ancora tutte bianche, a tinta unita, piene di crepe.

Nonostante il freddo, il caldo, il dolore d’intenti che a volte sento come un piccolo sasso aguzzo accanto al cuore. Nonostante le promesse che troppo spesso non mantengo, o non faccio più. Nonostante il cielo, la sera, prima di abbuiarsi, risplenda per un attimo come mai ha fatto durante il giorno e io spesso me lo perda. Nonostante il citofono che squilla sempre meno, e i capelli sempre più bianchi, sempre più radi. Nonostante la notte sia sempre più corta, il sonno sempre più leggero, i ricordi sempre di più. Nonostante le gravi incombenze della vita, le malattie di chi ami o hai amato, nonostante quella sciocchezza – che a capirla ti si aprono pianure sterminate – che le persone non cambiano mai da sole, mai davvero, mai senza un supporto reale e potente su cui contare a lungo. Nonostante le persone siano fondamentalmente isole incontaminate, dove nessuno mette piede, e che si avvicinano senza toccarsi in arcipelaghi di interessi e di favori, di falsità e ipocrisie, e li chiamano amore, amicizia, stima. Nonostante i ritmi a cui sottoponiamo la vita tolgano dignità alla vita stessa.

Nonostante i teatri abbandonati che tante persone portano nel cuore convinte che siano lunapark. Nonostante il sole non scaldi come dovrebbe, e la pioggia non lavi via le ombre. Nonostante le storie incerte che tengo nel cassetto, e che sento scalpitare, scoppiettare, fremere. Nonostante tutte le parole che abbia scritto, da sveglio e nei sogni, e i fogli che ho riempito di gente che conoscevo benissimo senza averla mai incontrata prima. Nonostante la scrittura diventi sempre più un esercizio di vita, e di pazienza, e non solo passione. E nonostante qualcuno mi dica buttati, che è tempo, e il tempo è giusto quando puoi dargli senso. E io non lo capisco davvero. Il senso, dico. Nonostante darei qualunque cosa per una pizza con mio padre, adesso, a 34 anni, per il solo gusto di vederlo camminare, masticare, e chiedergli se è normale alla mia età avere questa sensazione esatta di non averci ancora capito nulla, e al tempo stesso avere in qualche modo ogni strumento per trattare la vita. E sapere da lui, senza il rischio di un giudizio, quando potrò dirmi: ecco, ci sono, ho afferrato.

Nonostante tutto questo, nonostante veda bimbi altrui e sorrida, mangi angurie ancora acerbe e sorrida, sono felice. Felice ad uno stadio elevato, importante, forse nuovo. Sono felice come un uccello migratore sfinito dalla traversata, provato dal viaggio interminabile, che sente di non farcela più quando all’improvviso, laggiù, lontano ma visibile ad occhio nudo, vede terra. E trova le energie che non pensava di avere. Trova il coraggio e quello che serve a guadagnarsi l’estate.

Tu mi guardi. C’è ancora silenzio tra noi. Il tuo sguardo persiste sui miei occhi da un tempo che non saprei dire. Ho pensato tutto questo. Tu me l’hai lasciato fare.

Nonostante tutto cosa?

Nonostante niente. Sono felice. Senti.

Ti prendo una mano e la metto sul cuore.

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