Non siamo di tutti

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Foto di Elizabeth Gadd

Sei in bilico, come tutte le cose belle. Ti vedo, da lontano, arrotolarti i capelli dietro l’orecchio, sorseggiare sospiri come una bibita fresca, guardare altrove, come fai sempre quando provi imbarazzo.

Ti vedo. Sei tu. E ti conosco. E vorrei parlarti, ma le lettere galleggiano nell’aria e ritornano in bocca. E vorrei dirti tante tante parole, che penso e dimentico ad ogni istante. Corre più veloce la mente del cuore, lei è già lontana, calcola le conseguenze, logiche e materiali. Il cuore è qui, eccolo, e ti aspetta.

Cammini sulle cose, senza calpestarle. Le sfiori. Le colori. Sembri in volo. E ti tieni la pancia, come se ti facesse male, come se avvertissi adesso, soltanto adesso, il vuoto che ha lasciato. Mi sorridi. Il silenzio che ti esce dalla bocca mi prende a schiaffi. Non hai granché da dire, lo so, è chiaro. E hai ragione.

So che fai solo quello che ti va. Me lo hai detto, una volta. Mi hai detto sono libera. E io non capivo cosa volessi dire, e non capivo neppure che importanza avesse dirlo. Lo siamo tutti, pensavo. E invece mi hai insegnato tu questo modo di essere liberi, questo appartenere al mondo senza lasciarsi contaminare. Questo mantenere aperti i muri di cinta che ci circondano. Aprire bunker.

Me lo hai detto la prima volta davanti a un caffè, mi hai detto Bisogna accogliere tutti senza riserve, ma riservarsi la possibilità di non farlo. Hai parlato di ponti levatoi e di difese armate. E io ti chiesto perché. Lo ricordo benissimo. Hai appoggiato il cucchiaino sul tovagliolo, mi hai guardato e hai detto: perché non siamo di tutti.

Oggi, vederti qui, è un ponte levatoio. Sono dentro di te, adesso. Mi hai chiamato stamattina. Ho fatto, è finita. Io ho sorriso dalla mia parte di cornetta, e ti ho sentito piangere le lacrime più dolci possibili. Quelle finali. Mi hai detto che sarà difficile gestire il pensiero di un addio a qualcosa di tanto intimo, ma non rinunci affatto all’idea di avere un figlio. Poi hai tratto un bel respiro e hai aggiunto, Non volevo il frutto di un amore violento.

Ecco chi sei. Una persona che sa scegliere. E lo fa. E quando sceglie è comunque fiera di quello che ha scelto. Non è stato facile, lo so bene. Hai avuto intorno fuoco e fiamme, hai combattuto draghi e mulini a vento, hai cercato di cambiare il verso dei fiumi.

E adesso mi vieni addosso, mi abbracci, mi tieni stretto come qualcosa di prezioso.

Ti è mai capitato, ad un tratto, di sentire una sensazione di libertà, come il rumore di una gabbia che si apre, la percezione di un nuovo inizio, nuove prospettive? Oggi gira così, ed è bellissimo.

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