Senza fretta e senza ragione

Non è da me, non l’ho mai fatto prima. Quindi abbiate pazienza.

Non ho mai scritto qualcosa di pubblico alla mia compagna di vita.

E questo per tutta una serie di ragioni che non mi va di condividere con voi ma che riguardano, ovvio, una qualche forma di pudicizia e di riservatezza entro cui ho sempre cercato di mantenere il mio rapporto.

Sono fatto così.

Magari giro con scioltezza per il paese vestito da pisello enorme (questo mi hanno fatto i maledetti organizzatori del mio addio al celibato) ma poi fatico a parlare di noi.

Stamattina ero al laboratorio analisi. Ho visto il mio sangue fluire dentro il tubicino fin dentro la provetta e mi è venuta in mente questa cosa che ho scritto.

Mentre scrivevo, ho pensato che non mi è mai capitato prima di oggi – anzi di mercoledì prossimo – nemmeno di sposarmi. E allora, visto che questa settimana ci sono già altre cose che accadono per la prima volta, mi sono detto: lo faccio.

Ora lungi da me, che cerco da anni di utilizzare le parole per raccontare storie, pensare che le parole siano sufficienti a raccontare una storia d’amore. Diciamo che ci provano.


SENZA FRETTA E SENZA RAGIONE

Potrei rendere felice chiunque.
Pensavo stamattina mentre toglievo il sangue.
Il flusso rosso che scorreva nel tubicino,
fin dentro la provetta col nome mio.

Potrei rendere felice chiunque.
perché ho imparato la distanza,
che sembra una sciocchezza
invece è frontiera, recinto.

La so azzerare, quando non serve.
Mi viene facile. Ci metto niente.
Sono invadente. Indelicato.
Prendo tra le braccia senza tutele
E rischio persino di occupare.
Faccio confusione, amo
senza fretta e senza ragione.

Però poi scompaio, se sento rumore
Ripongo le braccia, ripongo parole.
Sono laggiù, so aspettare che rinasca
un giardino essiccato del suo vigore,
Sono lontano il giusto, non inganno.
Anzi fremo. Ma cosa potrei fare?
Resta vivo chi i vuoti li colma da sé.

Rendere felici non è certo sorvegliare.
E nemmeno assecondare – troppo facile.
Né fare il gioco di chi vuole manomettere.
No. È attendere, sostenere, o qualcosa
di simile, ma non troppo, al defluire.
Tipo il mio sangue, scuro, ma sicuro,
che scorre fin dentro la provetta.

Potrei rendere felice chiunque.
Me stesso no. O non davvero.
Il cortocircuito avviene qui, nel petto
Non mi so aspettare. Ci ho provato,
ci provo da sempre. Non faccio altro.
E non mi posso certo allontanare.
Coi demoni la distanza non funziona.

Potrei rendere felice chiunque.
Me stesso no. Ci ho provato.
Devo la mia felicità a chi mi sta intorno.
Non a me. La devo a loro. La devo a te.
Che sai come lasciarti amare.
Io non faccio nulla. Ti sposo per autodifesa.
Tu pensavi fosse solo amore?

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