Le scelte si nascondono

Le scelte si nascondono.

Si nascondono perfettamente. Noi ne viviamo soltanto le conseguenze. Ci ritroviamo da qualche parte, tutti, ma come diavolo ci siamo arrivati? Sapreste dirlo? Sapreste spiegarlo? Sapreste dire perché nel letto, accanto a voi, c’è quella persona e non un’altra di tutte quelle che avete incontrato, che avete amato, che avete fatto innamorare?

Perché? Perché proprio lei? L’avete scelto, vero? Quando è successo? Che giorno era? Dov’eravate?

E sapreste dirmi perché fate il lavoro che fate, vivete nella casa in cui vivete, sognate i sogni che sognate? Sapreste dirmi perché sorridete nelle foto che girano sui social, e poi la sera e poi la notte piangete? Perché urlate e poi non sapete ascoltare? Sapreste dirmi cosa volete, cosa siete, dove riponete voi stessi e quanto a fondo bisognerebbe andare per tirarvi fuori? Sapreste dirmelo? Sapreste dirmi dentro quali cavità vi nascondete? Sotto quali prati di fiori finti?

Le scelte si nascondono. Decidiamo noi, certo. Ma solo quel che importa poco. Decidiamo noi i dettagli miseri, le briciole, spesso bellissime, ma briciole. Eppure crediamo d’esser re dei nostri regni, d’esser padri dei nostri futuri, figli dei passati. Non lo so. Non so, mi suona male.

Decidiamo noi. Per carità. Con le persone un discorso diverso da questo non si può fare. Non dite mai a nessuno che non decide lui, che in realtà non è libero, che in realtà vive riflessi di vita, scampoli, frammenti. Che la verità è cosa delicata, mai unica. Non ditelo. Anzi, dite cose tipo “apprezzo molto la donna che hai scelto di diventare”, oppure “bravo, hai scelto di essere un uomo meraviglioso”. Ecco, dite cose così. Non create dubbi, non fate domande. Le domande sono fuori moda. Le domande stancano.

Oggi chi fa domande è vecchio. Forse fuori luogo, sicuramente noioso. Oggi abbiamo tutte le risposte che vogliamo, abbiamo già tutto quello che ci serve. Manca solo la curiosità, manca solo la bellezza, manca solo il desiderio della profondità. E spesso sono risposte impacchettate a domande che non abbiamo fatto, che non ci interessano. Dove siamo tutti?

Oggi le scelte si nascondono. Ci illudiamo di farle noi, e invece siamo al timone di navi bellissime che girano in un porto, nemmeno troppo grande. Eppure ci appaga sentirci maturi, rimbalzarci parole e citazioni forbite, accarezzarci come amanti, scoparci come animali. Ci appaga andare da qualche parte a fare qualcosa, poco importa che, poco importa talvolta persino con chi. Fare qualcosa, ecco la vera droga. Farlo continuamente, senza sosta, senza respiro. Pensiamo a fare l’amore. Pensiamo a fare l’Università. Pensiamo a fare un figlio, a fare un viaggio, a fare una cena con degli amici. Facciamo, tutto, sempre.

Ma chi siamo? Oggi, noi, chi siamo? Non cosa facciamo, no. Chi siamo?

Troppe domande, vero? Lasciamo perdere. Che ce frega…

In fondo, lo so, non è per niente facile, è un casino. E poi la vita va avanti lo stesso. Il problema per me è uno solo: io non ci riesco. Non è questione di non sapersi accontentare. No, davvero. Esiste un’età nella quale i sogni che avevi in testa prendono forme diverse, si plasmano su una realtà crudele che non avrebbe mai potuto sostenerli. Diventano progetti. Diventano altro. E sono bellissimi, perché finalmente li puoi toccare. Non è questione di non accontentarsi, no. È più questione di desiderare il meglio per se stessi. Ed è sacrosanto, fondamenta di ogni sanità mentale.

Io vi invidio, io vi invidio come nient’altro al mondo. Pensate che non mi piacerebbe riuscire a far finta di niente? Pensate che non vorrei anche io afferrare al volo quel che passa di qui e costruirci intorno la vita? Pensate davvero che non mi piacerebbe ignorare il richiamo di un libro, lo struggimento di una poesia, la sofferenza di un romanzo sospeso che non so finire? Pensate che non vorrei anch’io fare festa con amici finti o casuali, rincorrere relazioni svilenti o malate, e avere sempre il nuovo modello di smartphone?

Non ci riesco. Ci provato. Non ci riesco. Perché? Come diavolo si fa? Sono condannato. Le scelte si nascondono, io le scovo sempre. E non è bravura, è una punizione. Non mi ritrovo mai da qualche parte senza volerlo, non ho mai accanto qualcuno se non lo voglio accanto. Non passo il tempo, lo vivo. Sempre. Tutto. Con una intensità che non saprei spiegare a nessuno.

Non è autostima la mia, non è scarsa modestia, non è nemmeno ansia. Credetemi. È solo che io non riesco a non star male se non ho motivi veri per star bene. Se non amo integralmente, se non penso all’amore pensando anche a me, che di quell’amore sono presupposto. Non riesco a non star male se quelle maledette scelte da fare non le viviseziono e non le faccio mie, non le rendo comprensibili, illuminate, chiare. Non riesco a respirare se non resto in perenne ricerca interiore.

Non so adagiarmi. Aiutatemi. Non so rilassarmi. Come si fa? Qualcuno sa dirmi dove posso fermarmi a riposare un poco?

Pensavo, prima, che ognuno di noi significa qualcosa, è una forma geometrica unica. Ma una forma compare quando è finita, solo, sempre, quando è finita. Chiusa. Altrimenti è una linea. Lungo le linee, che percorriamo con grandi atti di coraggio e smarrimento, ci sembra di non significare nulla. Invece siamo sempre qualcosa di chiuso. Ogni deviata, ogni strappo, ogni curva, ogni singhiozzo, rende diverso quel che possiamo contenere.

Ecco perché l’unico modo per scegliere chi siamo, e costruirlo, non è scegliere continuamente cosa fare, ma considerare intime e nostre le scelte (che si nascondono bene, bene) che abbiamo davanti. Lottare per stanarle, lottare per capirle, lottare per renderle totalmente nostre.

E scherzavo, non vi invidio per niente. Vi auguro solo di fare un giro, un giorno, da queste parti.

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Un pensiero su “Le scelte si nascondono

  1. Tutto questo è un labirinto di parole, di emozioni e suoni lontani ma costantemente presenti.
    Il gioco e la meraviglia è la ricerca continua, la consapevolezza, e lo stupore con il quale ogni giorno scoviamo il nascosto, il celato che appare e finalmente si mostra.

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