Soprattutto te stesso

– Mi hai detto una frase l’altro giorno, in mezzo a mille insulti. Una frase importante.
– Quale? Per come stavo, non ricordo nulla.
– Mi hai detto: tu hai paura di essere felice, è un problema tuo. Io sono felice adesso, e voglio esserlo.
– È vero.
– Sai perché mi hai fatto male?
– …
– Perché hai ragione…
– Lo so.
– …e non tanto perché io non voglia essere felice, quanto perché in realtà combatto con qualcosa dentro che mi sabota. Nonostante tutto io riesco a sopraffarlo, a vincere, o quantomeno a non perdere.
– E allora vinci. Vinci e basta.
– Vorrei. Ma fino ad oggi non ho mai davvero spiccato il volo.
– Senti, io non volevo farti male, ma farti sentire me.
– Lo capisco.
– Ce l’hai la felicità. Pessoa dice che non ce ne accorgiamo. E se invece io me ne accorgessi? A volte mi sembra così chiaro.
– Io non lo so. Ho fatto voli brevi. Qualche piccola evoluzione. Poca roba. Pensa ai miei romanzi, finiti, nel cassetto. Pensa al rapporto col cibo. Pensa a certi errori così sciocchi e a certe persone a cui ho permesso di farmi sentire ridicolo, poco intelligente, poco sensibile, poco concreto. Tutto.
– Io non volevo ferirti, davvero, ma sento nell’aria qualcosa che ti blocca.
– Mi bloccava, semmai. Qualcosa mi bloccava. Ora mi sento meglio. Niente blocchi, solo paure.
– E che differenza c’è?
– È come quando togli le rotelle dalla bicicletta. Tu sai di saperci andare, ma temi di cadere. Non hai più qualcosa che ti tutela, che ti protegge. È come se avessi perduto ciò che mi protegge.
– Forse la vita è proprio questo no?
– Forse.
– Che poi mi chiedo: ma di cosa hai paura?
– Di essere felice. Di stare bene.
– …
– Non nel senso stretto, dico. Io rincorro la felicità, ma poi la temo.
– Quello un pochino tutti, ma tu davvero molto.
– E comunque io non ero così. Da ragazzo facevo scintille. Poi ho perso fiducia. Credo derivi in gran parte anche dal contesto in cui ho vissuto. Dagli svilimenti, dalle sciocche accuse, da quel non sentirsi mai all’altezza.
– Lo credo anche io.
– Il problema, poi, è smaltire le scorie che ti restano addosso e dentro. Alla fine ti convinci che vali poco…
– Devi trovare un maggiore equilibrio in tutto te. A volte sembri un altro.
– …e ci vanno di mezzo le persone che ti vivono di più. Comunque hai ragione.
– Lo so che ho ragione.
– Innamorarsi è facile. Amare è davvero complicato.
– Soprattutto te stesso. Quello è complicato. Amarsi. Counque anche amare è un’impresa.
– Devi trovare un imprenditore, allora.
(Sorride)
– Sei tu.
– E tu sei l’investimento più azzeccato che potessi fare nella mia vita.
– Che poi, quale imprenditore? Basterebbero poco coraggio in più e un pizzico di egoismo.
– Ci vuole coraggio, in effetti, a stare con me.
(Sorride ancora)
– Mooooolto coraggio.
– Sei un investimento sentito, vero, serio. Prima di te, per me amare era condividere spazi, corpi, farsi compagnia.
– Anche per me.
– Bello così.
– Bellissimo. Godiamocela questa vita insieme. Non sprechiamola.
(Sorrido io, stavolta).

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