Sarebbe bello

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Sarebbe bello incontrarti per caso, senza appuntamento, a un bar con amici, o sotto casa, o alla festa di paese. Guardarti camminare, dalla parte opposta della strada, farti un cenno e vederti sollevare il mento, come saluto.

Sarebbe bello stringerti la mano, assaporarne la ruvidezza, la temperatura, la forma (sempre un poco più grande della mia). E sarebbe bello farle parlare, le nostre mani. Dar loro il tempo di confondersi, conoscersi, impararsi. Sarebbe bello se fossi qui, bello davvero. Bello al punto che non so immaginarlo veramente. Mi perdo in congetture, in comode immaginazioni personalizzate. Ma sarebbe bello che ci fossi tu a dirmi cosa essere, e come, e talvolta a indicarmi la via, come un cartello, come un saggio, come la stella polare.

Sarebbe bello poterti chiedere scusa. O magari grazie. O vederti mangiare la crostata, come la mangiavi tu, con un occhio sempre al vassoio, per vedere se finiva o potevi mangiarne ancora, con avidità. Sarebbe bello venirti a trovare, dirti di non lasciare le finestre aperte di notte che ti fa male alla schiena, e di provare le cotolette di soia che non sono proprio da buttare via.

Sarebbe bello vederti invecchiare. Vedere i tuoi occhi farsi dolci, le tue guance raggrinzirsi, le tue spalle raggomitolarsi. Sarebbe bello che mi chiedessi aiuto, mi dicessi Dai, pensaci tu, io non ce la faccio.

Sarebbe bello esserti accanto. Crescere. Invecchiarci. Annoiarsi insieme, perché no. E leggerti le stupidaggini che scrivo, raccontarti i miei progetti e le mie inquietudini.

Sarebbe bello ascoltare ancora i tuoi silenzi, che ho tanto disprezzato, che non ho capito, che non ho afferrato. E disegnarti case e fiori, coi colori a cera, e scriverti poesie in rima, come da bambini. Sarebbe bello se ci fosse la possibilità di dirti qualcosa. Ora, così, non saprei neppure cosa, ma vorrei un canale, un filo, un contatto.

Quanto sarebbe bello se squillasse il cellulare e fossi tu! Un gesto così semplice, quotidiano, banale, che concediamo ad ogni sconosciuto. E pensa se potessi invitarti a cena, mandarti un messaggino, darti un pugno su una spalla, o chiederti se mi anticipi i soldi dell’assicurazione. Pensa se potessi parlarti con franchezza, di cose di tanto tempo fa, che non sono invecchiate ancora.

Sarebbe bello, sublime, capire insieme a te come succede quella cosa per cui ci si vede ogni giorno per vent’anni, poi più. Si smette. Come una musica.

Sarebbe bello.

E lo è già sapere di averti incontrato, conosciuto, amato. Sapere di contenerti, in un certo senso e in qualche modo, e di essere l’inchiostro a cui è affidata la scrittura dopo che la vita ti ha tolto carta e penna.

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