Quando suonano certe corde (che nemmeno pensavi di avere)

Al supermercato, vicino al frigorifero degli yogurt.

– Addirittura la spesa! Una donna in carriera come te che fa la spesa…

– Ciaooo, quanto tempo! Ma quale donna in carriera. Che fine hai fatto?

– Un po’ di casini, ma tutto bene. Un bel periodo, tu?

– Io bene, tutto sommato. Non mi lamento.

– E vorrei vedere che ti lamenti… so che sei andata a convivere! E so che il tuo compagno ha pure trovato un buon lavoro finalmente.

– Esatto.

– Quando l’ho saputo, ti ho pensata.

– Ah sì, perché?

– Boh, perché quando uno è più vicino agli obiettivi è pericoloso, perde lucidità.

– Che vuol dire?

– Che so che lo hai desiderato per tanto tempo. E so che desiderare le cose per tanto tempo è pericoloso.

– Perché?

– Dai, lo sai, perché i traguardi non sono fatti per essere raggiunti. Ma soprattutto per essere traguardi. Stanno lì. Sono tipo unità di misura.

– Ma io sto bene, tranquillo.

– Meno male. Sono felice per te. Finalmente il cerchio si chiude, mi sono detto, quando ho saputo del lavoro del tuo ragazzo, della casa che avete comperato. Però poi ho pensato a me, che quando stavo chiudendo il cerchio, proprio in quel momento, ho fatto un casino.

– Cioè?

– Parlo di 9\10 anni fa. Dovevo andare a convivere, magari sposarmi. Avevo casa, lavoro, tutto. Era praticamente perfetto. Eppure ho sentito qualcosa che mi ha bloccato. Come se tutto… fosse troppo!

– Allora ti dico che va tutto bene, ma non proprio tutto.

– Lo vedo. Compri yogurt bianco, senza lattosio, senza zucchero, senza grassi, senza niente! Se è così pure la tua vita, è un periodaccio, altrochè!

Sorridi. Ma è un sorriso incompleto.

– È che sono sensazioni. Sono nella fase “o ti sposi o ti lasci”. Non ne ho parlato con nessuno.

– Beh, parlane con me.

– Già lo sto facendo. È che certe volte scappo dai pensieri.

– Per quello è utile parlarne. Le parole aiutano i pensieri ad acquisire consistenza.

– Paghiamo e ne parliamo fuori, ti va?

Adagi lo yogurt inutile nel frigorifero, con un gesto a cui non sembri badare molto. Ci dirigiamo alle casse in silenzio. Ad ogni beep della cassiera sospiri lievemente, come fossero tanti piccoli costanti sollievi. Mi aspetti subito dopo la vetrata automatica dell’uscita. Camminiamo. Inizi a parlare senza filtri, mi piaci quando fai così.

– Perché hai mollato tutto 9 anni fa?

– Perché perdevo troppo di ciò che avrei potuto essere se quella situazione non ci fosse stata.

Mi guardi, come se avessi detto chissà cosa.

– Esattamente.

– Non è stato facile. Era davvero tanto tempo.

– E poi? Che è successo?

– Che ho iniziato a essere me stesso sempre.

– Ci vogliono delle palle enormi. E ho paura. Sto aspettando la mattina in cui aprirò gli occhi e sarà tutto chiaro.

– Non c’è quella mattina. Esistono tante mattine singole in cui fai tanti piccoli passi, poi ti ritrovi da un’altra parte, ed è fatta.

– I progetti mi hanno sempre creato entusiasmo. Dovrei stare a duemila. Ho tutto adesso…

– Mi sembri me.

– …e invece ho bisogno di tutt’altro.

– Tipo?

– Evadere.

– A me successe di perdere la brocca per un’altra. Mi sembrò l’apocalisse. Oggi è mia moglie.

– Ecco, tana.

– Che?

– Esiste un’altra persona.

– Ah.

– Ed è una cosa grossa. Per questo sto in bilico. Ma ho paura di pentirmene per tutta la vita.

– Quanto grossa?

– Troppo. Mi sono persa. Vivo in bilico tra ciò che sono e ciò che ho voglia di essere.

– Dicendo così, hai già scelto.

– Non è così facile. Siamo entrambi impegnati. Non ho preso una posizione forte né da una parte né dall’altra. Vorrei solo ritrovare serenità, far rientrare le cose nel loro corso normale.

– E come fai?

Ti fermi, mi guardi, le braccia tese dalle buste pesanti.

– Certe cose ti cambiano. Soprattutto quando toccano certe corde. Che manco pensavi di avere. Parti di te che non conoscevi. Mi sento diversa da prima.

– Posso solo dirti che sotterrare le cose è inutile. Tanto ritornano.

– Hai ragione. Vivo a metà. Ma ho l’acquisto di una casa in piedi, una storia di cinque anni, e tutto un futuro che ho immaginato per tantissimo tempo.

– Quello lo devi decostruire, lentamente. È un lavoro certosino.

– Hai ragione.

– Te dove vorresti stare adesso?

– Diciamo che dove vorrei stare non ci posso stare. Soprattutto perché non dipende solo da me.

– Inizia intanto a non stare più dove non vuoi. Non è male come inizio.

– E come? È un casino, un salto nel vuoto. Ho paura. E se poi me ne pentissi? Siccome non posso fare quel che vorrei, sto cercando di ritrovare tutti i motivi che mi hanno condotta qui. Nella confusione non è giusto prendere decisioni.

– Vero. Ma è anche vero che spesso sono le decisioni a fare chiarezza. Senza fretta, certo, ma sempre nella stessa direzione.

Siamo davanti alla tua macchina, posi le buste, apri le portiere.

– Grazie.

– E di che?

– Di tutto.

– Non ho fatto niente.

– Se lo dici tu. Però so che quando saprò rispondere alla fatidica domanda “o ti sposi o ti lasci” sarà anche e soprattutto per questa chiacchierata.

Sali, metti in moto e te ne vai. Senza saluti, senza altre parole. Io resto qui, dopo tutti questi anni, a provare nuovamente tenerezza per quanto piccoli siamo noi, che non sappiamo cosa possiamo diventare, in un baleno, per uno sguardo, per una carezza, per un bacio sussurrato.

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