Senza alcuna tristezza

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La sera prima della partenza sembrava una sera qualunque. Sono passato a casa tua, abbiamo bevuto birra, e come al solito avevi dimenticato di metterla al fresco.

Avevi smesso di essere indaffarato, eri quieto, dopo giorni densi come le nuvole durante gli acquazzoni. Era tardi, e l’aereo ti aspettava alle prime luci dell’alba.
Non avevo molto da dire, ma mi piaceva stare lì. Anche in silenzio. Guardarti partire. Rendeva ancora possibile dire qualcosa che pensavo e che poi alla fine non ti ho detto. Faceva parte di tutte quelle sensazioni che accompagnano una partenza. Restare insieme finché si può, salutarsi sulla soglia, allungare le braccia.
Avevi le valigie pronte, accanto alla porta. Piene che non c’entrava uno spillo. E nei tuoi occhi, all’improvviso il timore era diventato curiosità. La preoccupazione una strana forma di frenesia positiva. Ti eri arreso all’inevitabile, e quella resa aveva avuto la forza di rasserenarti.
Ci siamo detti poche cose, tutte pratiche, tutte quasi inutili. Ci siamo detti dettagli.
Sappiamo che oggi sentirsi non è un problema se c’è desiderio. Che sette ore di fuso orario non sono un problema. Che le stagioni, il lavoro, la stanchezza, persino la distanza e la lingua e le difficoltà più o meno umane non sono un problema, se c’è desiderio.
E ci è piaciuto dire vabbè, dai, in fondo siamo stati lontani molto più a lungo. Ha reso più sopportabile l’idea di questa distanza nuova, in una fase di vita in cui ci eravamo di nuovo assuefatti a questa dimensione di prossimità. Nemmeno il tempo di abituarsi.
Poi mi hai detto Grazie. E io non ho capito perché. Ti ho solo risposto Di nulla, perché mi sembrava la risposta migliore da dare.
Ci siamo dati la mano e siamo finiti in un abbraccio. Ho superato la soglia, mi hai dato un leggero colpo sul petto, col pugno pieno. E in quel gesto ci ho colto una familiarità profonda, che mi ha appagato. Come a dire che ovunque, a prescindere dalle cose, anche distanti decine di paralleli, possiamo esistere accanto. Farci prossimi negli intenti e nella volontà.
Così, per le scale, ho pensato che mi mancherai, in quel modo genuino e soffice in cui mancano le cose belle. Mi mancherai senza rancori, senza false attese, senza dolori.
Mi mancherai senza alcuna tristezza.
Che poi è quel che avrei voluto dirti e non ti ho detto.

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