Ancora e aquilone

ancoraaquilone

La questione non è che te ne vai. Succede.

La questione è che non tornerai più, e questo, consentimelo, succede molto meno.

Si arriva ad un’età in cui basta poco, dettagli, per lasciare tutto e trasferirsi altrove. Bastano davvero “incidenti di percorso”, se così possiamo chiamarli, se così possiamo definire qualcosa di bello. Basta una minima delusione, la più piccola, magari, ma l’ennesima. Bastano un incontro, una persona, una parola. Bastano il desiderio di cambiare, di tentare, di improvvisare. Bastano un sentore di sfida con se stessi, una briciola di coraggio, la rassegnazione di una vita, per così dire, stabilita e costante. Basta essere meno vili, una volta. Basta una volta soltanto ed eccoci, su un aeroplano, a dimenticare casa, per trovarla altrove.

E pensare che l’abbiamo rincorsa così tanto la casa che ci portiamo nel petto. Dove fa caldo, e possiamo girare in mutande. La casa dove possiamo essere chi siamo, solo quello che sentiamo di essere davvero. Senza filtri. Senza falsi equilibri. Senza promesse di zucchero a velo. La casa di noi.

L’abbiamo rincorsa un certo tipo di stabilità, l’abbiamo ambita. Abbiamo investito soldi, tempo e tante di quelle parole che a pensarci non possiamo non commuoverci. Abbiamo perduto tanto, per vincere oggi. E si vince in tanti modi, amico mio. Io vinco da fermo, tu vinci così. Io sono ancora, tu aquilone. E questa sensazione di non essere abbastanza, di non essere ancora abbastanza, di non essere del tutto integri e adatti a vivere questa vita qui è tempo che passi.

Abbiamo condiviso un rapporto particolare. Fatto di margini e bordi, di solletichi e sfioramenti, diventato intimo in occasioni rare che ricordo con affetto. Avremmo potuto chissà cosa insieme, magari anche perderci. Evitarci. Dimenticarci. O forse vederci di più, confrontarci, crescere. Ma il bello di queste reciproche intrusioni rare, è che le ricordo tutte. E ognuna aveva il suo sapore unico, ognuna ha sedimentato.

Ora lasciamoci alle spalle quel che è accaduto. E anche quel che non lo è.

Sarebbe molto più facile dirsi addio. Ma gli addio non sono fatti per essere detti, avvengono. E quando ci si saluta non si sa mai di che tipo di saluto si tratti davvero. Ogni separazione contiene un’intenzione però, qualcosa di genetico, una lieve spinta.

Ecco, possiamo metterci un’intenzione in un saluto. La mia è quella di condividere nuovamente, di nuovo e in modo nuovo, quest’amicizia compiuta che ha accompagnato le nostre vite. Che la vita ti sia lieve, ti abbraccio.

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